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Pastorale Americana | Libro VS Film | Recensione

Fonte immagine: http://www.comingsoon.net

Seymour Levov detto “lo Svedese” è un uomo americano di successo, uno che ha avuto tutto dalla vita. Il campione del liceo che sposa Miss New Jersey, ha una carriera perfetta e una famiglia perfetta…o almeno così sembra. Tutto va in frantumi quando Merry, la figlia adorata diventa un’adolescente ribelle, contraria alla guerra in Vietnam e all’ipocrisia borghese. Sarà proprio lei a portare la guerra in casa compiendo un attacco terroristico che sconvolgerà la vita della sua famiglia e dello Svedese, emblema del sogno americano.

Un esordio pretenzioso quello di Ewan McGregor, regista di American Pastoral, l’adattamento cinematografico di Pastorale Americana, celebre romanzo di Philip Roth che ha vinto il Pulitzer nel 1997. Riportare su una pellicola di 108 minuti le profonde riflessioni di Roth e la perfezione della sua prosa non è certo facile ma, avendo letto il libro, non si può fare a meno di notare che il regista sia stato incapace di trasmettere i concetti che rendono questo libro un pilastro della letteratura americana.
Il pregio del libro non è soltanto nella trama ma soprattutto nella critica al sistema americano, nel delineare un rapporto di amore e odio per l’America e le sue contraddizioni: il sogno di pace e l’ipocrisia che esso nasconde. Nel film invece è riportata solo la trama e il tutto cade nell’ordinario. Il lavoro cinematografico che si doveva fare non era tanto quello di rappresentare gli avvenimenti, scegliere un buon cast e ricreare il contesto adatto. La difficoltà e quindi il limite di questo film sta proprio nella trasposizione di concetti e idee che caratterizzano il libro. Ciò si poteva fare anche solo con le immagini o con artifici scenici. L’unico tentativo è stato quello di inserire riprese d’epoca ma risultano comunque deboli e scollegate dal resto della pellicola.
La percezione tra chi ha letto il libro e chi invece ha visto il film senza conoscere nulla dell’opera di Roth è assai diversa, non si ritrovano le stesse tematiche. Il racconto si trasforma in rapporto padre-figlia ma Pastorale Americana è di più, è un discorso che coinvolge tutta l’America e il sogno americano di cui lo Svedese è l’emblema. Manca il passaggio dal particolare al generale, da Levov e Merry all’America tutta. C’è il dramma familiare ma appunto si limita alla famiglia, ad un fallimento puntuale che non viene espresso in termini di caduta dei valori di un’intera generazione. Manca ad esempio il rapporto tra Seymour e il padre e la scalata al successo della fabbrica di guanti, pochi i riferimenti al glorioso passato dei coniugi Levov, è debole il discorso generazionale sulla guerra in Vietnam. E’ un film in cui ci si limita ad una sola scala di rappresentazione: la più piccola, quella familiare, senza allargare il punto di vista su una scala globale. L’errore che si è fatto nel film è stato il pensare che il particolare, lo zoom sul dramma familiare potesse essere più ricco di dettagli e rendere meglio le idee. L’opera di Roth invece ha proprio il pregio di rendere più specifico il generale, dare un’immagine completa e dettagliata di un qualcosa di ampio, l’America con i suoi vizi, le sue apparenze, il falso idillio: la pastorale americana appunto.
Fonte immagine: http://www.cineblog.it
 
PERSONAGGI RESI MARGINALI E SCENE SCOLLEGATE
Nel libro ho amato il personaggio di Jerry, fratello dello Svedese. Jerry gli sputa in faccia la realtà, si infervora per fargli aprire gli occhi. Jerry descrive il ritratto dello Svedese: l’uomo perfetto, educato, il campione, il marito di Miss New Jersey, un uomo pronto ai compromessi, vittima degli ordini della società, quello che fa sempre la cosa giusta e che giustifica tutto e affronta la vita con moderazione. Ed è proprio contro questa facciata che si ribella Merry. La figura impetuosa di Jerry, con la sua schiettezza, è quasi assente nel film, solo poche scene e dialoghi scarsi. Davvero un peccato, un personaggio così forte avrebbe dato una svolta e spezzato la monotonia della narrazione.
Fonte immagine: cdn1-www.comingsoon.net
Nathan Zuckerman, narratore e alter ego di Philip Roth, è una figura importante: è presente infatti in diversi suoi libri ed esprime il pensiero dell’autore stesso. Nel film invece Zuckerman è una figura rappresentata in modo talmente marginale di cui non si capisce l’utilità, sembra semplicemente un pretesto per raccontare una storia. Inoltre l’attore non rappresenta per niente lo Zuckerman che abbiamo imparato a conoscere.
Fonte immagine: cdn1-www.comingsoon.net
Alcune scene, come ad esempio quella in cui Merry chiede un bacio al padre oppure quella in cui viene impressionata dal monaco che si brucia vivo in diretta tv, sembrano messe per essere fedeli alla trama ma non si capisce bene il rapporto che hanno nella storia, cosa che invece nel libro costituisce un filone psicologico ben strutturato.
UN FINALE DELUDENTE
Ognuno leggendo il libro può dare una sua interpretazione, vedere quel qualcosa in più che si cela dietro le parole. Il regista avrebbe potuto dare una sua interpretazione invece si limita a ripercorrere la trama e a rovinare tutto interpretando solo il finale. Il libro si conclude con il terrore di Levov che la sua famiglia veda come è la figlia adesso. Sentendo urlare suo padre durante quell’assurda cena, in cui si svelano gli altarini dei personaggi, in cui vengono esplicitate falsità e ipocrisia e in cui crollano le maschere di una società alto borghese apparentemente perfetta, lo Svedese si preoccupa dell’apparenza, di normalizzare tutto, di giustificare eppure non ha il coraggio di portare via sua figlia da una condizione di degrado. Il finale adeguato sarebbe stato quello fedele al libro. Non si può interpretare solo il finale se per tutto il film non si è fatto altro che riportare gli avvenimenti così come sono. Il risultato è un film piatto, che non trasmette nulla di ciò che è l’opera di Roth, uno dei romanzi più importanti della letteratura contemporanea americana.
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4 thoughts on “Pastorale Americana | Libro VS Film | Recensione

  1. Bellissima recensione, mi hai fatto venire voglia di rileggere il libro! Hai analizzato tutti i punti, creando una fitta rete di legami e mancanze col film e il lettore percepisce bene e in modo ordinato tutto il tuo ragionamento.
    Non so se vedere il film, sinceramente, perchè la lettura di Pastorale americana risale a molto tempo fa e temo, essendo “piccola”, di non aver colto molte cose. In ogni caso, Ewan McGregor come Levov non mi diceva niente fin dall'inizioxD

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  2. Grazie, mi fa molto piacere 🙂 Mentre scrivevo questa recensione ho ripreso in mano il libro e riletto alcuni passi che mi sono piaciuti particolarmente e mi è venuta voglia di rileggerlo. Io ti consiglio la rilettura piuttosto che il film, magari quello puoi vederlo quando uscirà in tv, secondo me è deludente. Io per esempio non lo rivedrei ma il libro lo rileggerei anche subito! 🙂

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